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Puliamo il Mondo a Terni - 26/09/2009 Reportage Fotografico

giovedì 19 novembre 2009

LA FESTA DELL'ALBERO A TERNI

La festa dell'albero a Terni

Il 21 Novembre si terrà in tutta Italia la XV° edizione della Festa dell’Albero promossa dalla Legambiente.

A Terni il circolo locale organizza quattro iniziative per avvicinare i cittadini ed, in particolare il mondo dela scuola, alle tematiche ambientali e per riflettere sul valore di piantare alberi.
Con la nuova e diffusa consapevolezza dei rischi connessi all’aumento delle emissioni di CO2, del conseguente innalzamento della temperatura globale e dei cambiamenti climatici si è finalmente capito che gli alberi costituiscono uno dei più importanti rimedi per il contenimento e la mitigazione dell’effetto serra fuori controllo e per migliorare, soprattutto nelle città, la qualità dell’aria, dell’ambiente e la qualità della vita degli abitanti.
Le aree verdi, pubbliche e private, rivestono un ruolo fondamentale all’interno dell’ecosistema urbano, perciò quest’anno il Circolo Legambiente di Terni ha deciso di focalizzare l’attenzione su quattro iniziative rappresentative, e capaci di incidere sul nostro ecosistema urbano che si terranno tutte sabato 21 novembre:

La mattina alle ore 10,00: presso l’Istituto di Istruzione Superiore Professionale e Tecnico-Commerciale “A.Casagrande-F.Cesi” di Largo M.Paolucci n. 1/2 , piantumazione di alberelli di alloro e di ulivo con ripulitura del prato e del piazzale. I ragazzi e gli insegnanti dell’Istituto sono oramai dei veri veterani della Festa dell’Albero.

La mattina alle ore 11.00: nell’Istituto Casagrande, in piazzale Bosco, saranno coinvolti gli studenti e gli insegnanti nella consegna di alcuni alberelli, che verranno piantati nel cortile, al posto di un bellissimo pino, purtroppo abbattuto per motivi di sicurezza. Le piantine di ulivo e di alloro verranno consegnate dai volontari di Legambiente, e si andranno ad aggiungere ad un altro ulivo, già acquistato dall’Istituto quest’ anno.

La mattina alle ore 11,30: presso l’Istituto Comprensivo Campomaggiore in via delle Terre Arnolfe 10 piantumazione di alberelli d’alloro. Insegnanti ed allievi della Scuola Media parleranno del progetto “Germoglio”. L’Istituto ha già partecipato a passate edizioni della Festa dell’Albero e di Nontiscordardimé-Operazione Scuole Pulite.

Nel pomeriggio dalle ore 16: piantumazione di un albero di ulivo e di fiori ed erbe aromatiche nel cortile della sede dell’Associazione Aladino ONLUS in via Strada di Cardeto 156. Seguirà preparazione di una cena che verrà servita all’incirca alle ore 19- 20 per festeggiare in allegria la conclusione della giornata trascorsa assieme Legambiente. Con i genitori ed i ragazzi di Aladino Legambiente ha già realizzato Puliamo il Mondo 2009. Con la cena intendiamo raccogliere fondi per le attività di Aladino ONLUS una associazione, fatta di genitori di ragazzi con disabilità e di persone vicine a queste problematiche, come i soci di Legambiente, che propone un’ottica innovativa per le varie fasi della vita delle persone con disabilità psichica.
Coloro che desiderano partecipare alla cena potranno contattare per prenotare la sig.ra Anna Rita Angelini, tel. 347.4180276

Per informazioni, si prega contattare la responsabile della Festa dell’Albero 2009 del Circolo Legambiente di Terni Dott.ssa Paola Faina: 347 06 42 647

Per combattere l’effetto serra e pennellare di verde gli angoli grigi delle città, sabato 21 novembre, pianteremo giovani alberi.


Partecipate, facciamo aria pulita!

martedì 17 novembre 2009

ACQUA E ALLEVAMENTI


Il consiglio regionale cede alla pressione dei suinicoltori e rinvia l'approvazione del Piano di Tutela delle acque.
Appello di Legambiente Umbria: "Le risorse idriche vanno salvaguardate da ogni forma di inquinamento compreso quello della zootecnia!
Dopo l'intervento delle associazioni degli agricoltori, Confagricoltura, Cia e Coldiretti in merito al Piano Regionale di Tutela delle Acque che reclamavano un provvedimento più annacquato e con meno obblighi per il comparto zootecnico soprattutto per la suinicoltura, il consiglio regionale rinvia l'approvazione.“
In questo modo si cede alle pressioni dei suinicoltori – è il commento di Legambiente Umbria - che non vogliono sentir parlare di riduzione dei capi allevati, di più stringenti regolamenti per la fertirrigazioni e di vincoli per i depuratori”.
“Servono norme e protocolli attuativi che obbligano tutti, compreso il comparto zootecnico e gli allevamenti suinicoli in particolare, alla tutela delle risorse idriche da ogni forma di inquinamento” – ribadisce l'associazione -
Non ci si può dimenticare così presto del danno ambientale e sociale procurato da un modello di zootecnia insostenibile che è una delle principali cause di inquinamento da nitrati delle nostre acque”.
“Ci appelliamo al Consiglio regionale perché la salvaguardia delle risorse idrica della nostra regione e la prevenzione di ogni forma di inquinamento siano la priorità del Piano e perché si rifuggano compromessi elettoralistici che rimandano la risoluzione delle criticità ambientali e sanitarie causate da molti allevamenti zootecnici – chiede Legambiente Umbria
“Le associazioni degli agricoltori invece dovrebbero ripensare a un modello zootecnico che sia capace di competere nel mercato globale e garantire sostenibilità ambientale - continua Legambiente Umbria - La parola chiave è filiera corta, ma una filiera corta reale e non "fasulla" come quella di oggi: il che significa che una gustosa fetta di prosciutto IGP di Norcia deve essere prodotta a partire da un animale di razza locale, nato e allevato in Umbria, possibilmente secondo le regole degli allevamenti biologici e nel rispetto del benessere animale (finché sono vivi), che venga macellato, lavorato e stagionato localmente.
Solo così la zootecnia potrà continuare ad essere un attività importante per l'economia regionale”

L'ACQUA E' UN BENE COMUNE


17/11/2009
Acqua, il governo pone la fiducia sulla liberalizzazione
Legambiente “L’acqua è un bene comune”

“L'acqua è un bene comune, il suo utilizzo deve rispondere a criteri di utilità pubblica.
Obbligare la privatizzazione del servizio idrico, pertanto, vuol dire intraprendere la strada sbagliata.
La maggior parte delle esperienze di privatizzazione di questo servizio, infatti, non hanno portato al miglioramento della qualità della risorsa, né alla diminuzione dei consumi e dei costi per i cittadini”.
Così Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente ha commentato la fiducia del Governo sul decreto Salva-infrazioni che contiene anche la riforma dei servizi pubblici locali, compresa la liberalizzazione di quello idrico.
“Questa legge costituisce l’ennesimo attacco agli enti locali, Regioni e Comuni - ha aggiunto Cogliati Dezza – che saranno privati della possibilità di amministrare il proprio territorio, anche nella gestione di un bene primario come l’acqua, aprendo la strada ad una speculazione privata soprattutto a discapito dei cittadini.
Una decisione come questa, inoltre, non tiene conto delle buone esperienze di gestione pubblica, mettendo tutti sullo stesso piano con gravi conseguenze sulla qualità del servizio offerto ai cittadini. Non si capisce, infatti, perché aziende pubbliche che, ancora oggi, garantiscono la qualità del servizio e tariffe contenute debbano ora essere obbligate a trasferire quote importanti dell’azienda a privati o addirittura a riaffidare la gestione ad altri”.
“Proseguire sulla strada della privatizzazione vuol dire che entro i prossimi quindici anni il 65% del servizio idrico dell’Europa e del Nord America sarà gestito da sole tre multinazionali.
Gli interventi normativi che occorrono al nostro Paese per ripristinare su tutto il territorio nazionale un servizio idrico efficiente ed evitare speculazioni economiche e disservizi sono altri– ha concluso Cogliati Dezza -.
Occorre, infatti, trovare forme innovative per rendere protagoniste le comunità locali nella partecipazione alla gestione dei servizi idrici, per vigilare sull’applicazione di un esercizio trasparente ed equo, dal punto di vista sociale, ambientale ed economico.
Su questi aspetti sarebbe fondamentale intraprendere scelte distinte e puntuali in base alle esigenze territoriali e non generiche, come quelle proposte dal testo di legge in questione, per evitare casi di cattiva gestione o la prevalenza di logiche di profitto a discapito della qualità del servizio e della risorsa, come le perdite idriche e la mancanza di investimenti”.

mercoledì 11 novembre 2009

Legambiente aderisce a Comitato Italiano Contratto Mondiale sull'acqua-onlus (www.contrattoacqua.it )

Qual è il destino dell'acqua?

Rosario Lembo*, 07 novembre 2009, 11:42

Sarà sancita dal voto della Camera nel corso di questa settimana, la definitiva mercificazione della gestione di "sorella acqua" tanta caro a San Francesco, patrono del nostro bel paese, l'Italia.

Il destino di questa importante risorsa che rappresenta la sacralità della vita umana e di ogni essere vivente è purtroppo tristemente segnato da due provvedimenti assunti dal Governo Berlusconi

Il Parlamento ha infatti approvato il 6 agosto dello scorso anno, blindandolo con un voto di fiducia, l'art. 23 bis inserito nella legge 6 agosto 2008, n. 133 che ha classificato l'acqua come un servizio di rilevanza economica equiparato agli altri servizi pubblici locali e conseguentemente ha deciso di mettere sul mercato le modalità di gestione del servizio idrico attraverso l'obbligo della messa a gara degli affidamenti per tutti i servizi pubblici locali. Non contenti di questa decisone che in parte aveva lasciato aperta un piccola finestra a livello di autonomia decisionale degli Enti locali attraverso la possibilità da parte dei comuni di chiedere la riconferma degli affidamenti a società a capitale totalmente pubblico (gestione in house) spacciando la necessità di un adeguamento dell'art. 23 alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica, è stato inserito nel DL 135 l'art. 15 che modifica profondamente le modalità di affidamento dei servizi pubblici locali. A questo punto sono scattate le reazioni delle principali lobby di settore, che hanno portato alla esclusione dalla scadenza e vincoli legati agli affidamenti, previsti dall'art. 15, i principali servizi a rete (gas naturale, energia elettrica, trasporto ferroviario regionale) limitando quindi di fatto le nuove modalità e la tempistica prevista solo ad acqua e rifiuti.

Il testo che esce dal Senato, con l'approvazione della stessa Lega Padana, e che il Governo si augura passi alla Camera dei Deputati senza troppe modifiche e colpi di scena, presenta in realtà gli stessi rilevi di costituzionalità già presenti nell'art. 23bis che hanno dato vita al ricorso di alcune Regioni ed al preannunciato nuovo ricorso della Regione Puglia - circa la violazione costituzionale di principi di competenza delle Regioni e degli Enti locali rispetto alla gestione di servizi di interesse generale rivolte ai cittadini, autonomia riconosciuta dalla Costituzione (art.114 e art.117) e dal Trattato della UE ( art.5) . Alla luce delle modifiche introdotte dal Senato rispetto sia affidamento a spa miste che agli obblighi imposti per la conferma della durata degli affidamenti in "house - providing", emergono inoltre possibili profili di violazione dei pronunciamenti della giurisprudenza comunitaria e quindi dei principi comunitari.

Qual è dunque il destino dell'acqua?
Se l'art. 15 licenziato dal Senato non subirà variazioni da parte della Camera tutti i rubinetti d'Italia che finora hanno erogato "l'acqua pubblica del Sindaco" passeranno, a partire dal 2011, in gestione al mercato cioè alle grandi imprese, attraverso l'obbligo della messa a gara del servizio idrico, l'affidamento dei servizi solo a società di capitali, l'apertura del mercato dei servizi pubblici ai privati con le società miste con un tetto di riduzione della presenza e controllo del pubblico ridotto solo al 30% del capitale azionario.
Saranno svendute le acque del nostro sottosuolo, i sindaci trasformati in azionisti, gli enti locali espropriati dal controllo delle risorse naturali presenti sui territori.
Sarà chiusa per sempre l'esperienza delle società di gestione dell'acqua totalmente controllate dal pubblico, cioè dai comuni, che come in Lombardia, dapprima attraverso modalità consortili fra comuni e poi con le trasformazioni in Spa totalmente pubbliche, hanno dimostrato in questi anni di garantire acqua di buona qualità, a tariffe contenute, ad oltre 2,4 milioni di cittadini, applicando criteri di efficienza ed efficacia a livello di investimenti, di indice di produttività e di qualità e controllo dell'acqua erogata.
Alla luce di queste valide esperienze a livello di gestione diretta da parte dei Comuni, sorge spontaneo domandarsi a quale modello di federalismo e di sussidiarietà intende riferirsi la Lega Padana se ha accettato che l'art. 15 smantelli questo modello di esperienze dirette rese possibili grazie al totale controllo dell'acqua da parte di Sindaci eletti dai cittadini ?
Questo decreto segna un passaggio cruciale per la cultura civile di questo paese e per la sua Costituzione, i Comuni e le Regioni che vengono espropriati da funzioni proprie . E' in discussione la democrazia e la parità di accesso e di tutela dei diritti di cittadinanza.
L'accesso all'acqua sarà diverso per gli italiani a secondo della città , della provincia o della regione di residenza o in cui si vivrà.

Come italiani non avremo più in comune neanche pari opportunità di accesso ed utilizzo di sorella acqua. Ci auguriamo che la Camera non accetti tacitamente questo testo di legge.
Il Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'acqua ed il Forum dei Movimenti per l'acqua pubblica considerano il testo approvato dal Senato illegittimo ed incostituzionale, in quanto si espropriano i cittadini di un bene comune e "diritto umano universale"!
Chiedono pertanto alle forze politiche di esprimersi con chiarezza e di ripensare al voto espresso al Senato. Invitano Sindaci ed Enti Locali che da tempo sono scesi in campo per l'acqua pubblica a far sentire forte la propria voce, dichiarando da subito che non ottempereranno ad una legge che li espropria di una titolarità stabilita dalla Costituzione. Da ultimo, un invito ad ogni cittadino, a tutte le realtà sociali e territoriali, alle reti ambientaliste e per la tutela dei beni comuni, ed in particolare alle organizzazioni sindacali e al movimento degli studenti, di aderire alla campagna " Salva l'acqua" ( www.acquabenecomune.org ) e partecipare alla manifestazione del 12 novembre alle ore 10,30 davanti al Parlamento in occasione dell'avvio del dibattito alle Commissioni della Camera dei Deputati.

*Comitato Italiano Contratto Mondiale sull'acqua-onlus (www.contrattoacqua.it )

martedì 10 novembre 2009

ISCHIA FRANA

Letto su www.greenreport.it


Frano dunque sono:
Ischia dopo Messina, la tragedia annunciata si ripete

di Lucia Venturi
GROSSETO.
Piove e il paese frana.
Dopo Messina, è oggi la volta di Ischia.
E anche in questo caso come per i paesi siciliani si parla di tragedia annunciata.
Un costone di roccia si è staccato dal monte Epomeo, sull'isola di Ischia, nei pressi del porto di Casamicciola e ha travolto tutto ciò che ha trovato lungo il suo cammino: persone, case, auto, si incanala e sostituisce alle strade e porta tutto a mare.
Frane anche a Corsaro e Sciavica San Francesco nel comune di Forio.
Ci sono già morti, decine di feriti e dispersi.
Ma lo scenario tragico di queste ore a Ischia riporta alla memoria degli isolani quanto già successe tre anni fa quando, era il 30 aprile del 2006, una frana a Pilastri, tra i comuni di Barano e Foria, travolse una casa e sotto le macerie morirono il proprietario, le tre figlie e 250 persone rimasero senza casa.
Si parlò di abusivismo edilizio, di costruzioni che avevano tolto spazio alla vegetazione, di territorio fragile: un disco incantato che ripete sempre la stessa storia a ogni frana, ad ogni tragedia.
«L'isola ha un rischio idrogeologico intrinseco - ha detto il sindaco di Casamicciola Vincenzo D'Ambrosio.
E lo conferma il presidente dell'ordine dei geologi della Campania, Francesco Russo, secondo il quale l'intera Campania è un territorio ad alto rischio: «Incominciando da Sarno e finendo a Ischia noi abbiamo sempre segnalato la possibilità di eventi catasfrofici sul nostro territorio soprattutto quando si abbattono piogge intense.
I terreni che possono liquefarsi sono una caratteristica del nostro territorio, si tratta di terreni capaci di produrre le colate di fango».
Dati che conferma anche Ecosistema Rischio 2009, l'indagine curata da Operazione Fiumi - la campagna di sensibilizzazione e prevenzione organizzata da Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile - da cui emerge che l'86% dei comuni campani è classificato a rischio idrogeologico.
Un fenomeno interessa tutte le cinque province, con una maggiore fragilità in quella salernitana, dove ben il 99% delle amministrazioni è a rischio idrogeologico.
Ma come per il resto delle aree ad alto rischio idrogeologico anche in questo caso la carenza di fondi non ha dato permesso di realizzare gli interventi necessari per la messa in sicurezza dei territori.
«La zona a monte della strada era già stata perimetrata e ritenuta ad alto rischio frane - dice Russo all'Ansa- ma ciò nonostante non sono stati effettuati i necessari lavori di mitigazione anche perchè i primi fondi che vengono tagliati dalle finanziarie sono quelli destinati alla difesa del territorio».
«Abbiamo sottolineato - aggiunge il geologo- con sempre maggiore insistenza l'esigenza di effettuare opere di mitigazione del rischio frane ma tutto rimane sempre lettera morta».
Senza dubbio il territorio campano è soggetto a un naturale rischio idrogeologico, come è altrettanto vero però che la mano dell'uomo ci ha messo il carico da novanta e ha reso ancora più fragile un territorio che lo era per caratteristiche geomorgologiche.
«Ischia - ha commentato Ermete Realacci -è tristemente nota per essere uno dei luoghi dove negli anni il cemento selvaggio ha proliferato incontrastato, dove i condoni hanno sanato l'insanabile e dove l'abusivismo ha colpito senza sosta anche in aree protette e inedificabili perché a grave rischio idrogeologico».
Imputare le sole responsabilità alla mancanza dei fondi necessari - seppur vero- sembra quindi abbastanza discutibile.
Comunque i fondi (pochi) ci saranno, come ha assicurato il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che è riuscita a ottenere nell'ultima riunione del Cipe un miliardo per il piano straordinario di interventi per le emergenze nazionali in materia di dissesto idrogeologico, che porterà al prossimo consiglio dei ministri.
Il problema è capire cosa si potrà fare con un miliardo per fermare la frana nazionale, quando una stima dello stesso ministero ambiente indicava qualche anno fa la necessità di almeno 43 miliardi di euro per mettere in sicurezza il territorio (ha parlato di 25 miliardi il sottosegretario Guido Bertolaso dopo la frana di Messina e di 35 il ministro Altero Matteoli).
Il Decreto legge messo a punto dal ministro dell'Ambiente prevedeva lo stanziamento di circa 4 miliardi di euro in 10 anni, che andrebbero a coprire i primi 150-200 interventi urgenti, di cui al momento però è riuscita ad ottenere solo un quarto di quanto preventivato.
Per attuare questo programma straordinario il Ministro ha proposto la costituzione di una commissione tecnica che dovrà redigere un piano di messa in sicurezza dei territori a maggiore rischio e la designazione di commissari straordinari che dovranno seguire l'iter degli interventi previsti.

ECOSISTEMA BAMBINO 2009

Ecosistema Bambino 2009
Le politiche per l'infanzia dei comuni a confronto: buone pratiche e idee innovative per crescere le nuove generazioni, per elevare la qualità culturale e ambientale del Paese.

Martedì 10 novembre ad Urbino.


...La Passione e la Scienza per la Natura...

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Tutti coloro che vogliono diventare soci e contribuire all'attività della associazione possono farlo contattandoci agli indirizzi e-mail:
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Legambiente partecipa alla coalizione LIBERI DA OGM, che si prefigge di promuovere un modello agro-alimentare sostenibile, di qualità, libero da organismi geneticamente modificati. Dal 15 ottobre al 9 dicembre si è svolta una CONSULTAZIONE POPOLARE per chiedere all'Europa una decisa scelta di campo contro gli OGM.

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